Tra le acque di Venezia: quando il lavoro diventa comunità

Lo leggiamo sul "Mio viaggio nella cooperazione": ci sono città che si attraversano in fretta, e città che invece ti chiedono di rallentare, di fermarti, di osservare, di ascoltare. Venezia è una di queste.
transbagagli

È una città che non si lascia ridurre a cartolina, perché sotto la superficie dei suoi canali, delle sue pietre consumate, delle sue facciate riflettenti sull’acqua, vive un sistema complesso di relazioni, di lavori silenziosi, di presenze costanti che tengono insieme bellezza e fatica. In questo nuovo capitolo de Il mio viaggio nella cooperazione incontriamo una di queste storie nascoste e potenti: quella di Cooperativa Trasbagagli, una realtà che da decenni accompagna persone, merci, esperienze, sogni, attese e partenze nel cuore fragile e straordinario della laguna. Raccontarla significa raccontare una Venezia diversa, meno patinata e più vera, fatta di uomini e donne che ogni giorno trasformano un servizio in una forma di cura, un mestiere in una responsabilità collettiva, un lavoro in una comunità. È una storia che non parla solo di trasporto, ma di fiducia, di continuità, di presenza. Perché in una città costruita sull’acqua, dove nulla è semplice e tutto richiede attenzione, anche portare una valigia diventa un atto di relazione. Ogni movimento è una scelta, ogni percorso è una mediazione tra spazio, tempo, persone, condizioni climatiche, flussi turistici, vita quotidiana. Qui il lavoro non è mai neutro, non è mai automatico: è sempre interpretazione, adattamento, sensibilità. Ed è proprio in questa complessità che si rivela il valore della cooperazione, intesa non come formula astratta, ma come pratica quotidiana di corresponsabilità.

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Immagine “Il mio viaggio nella cooperazione”

 

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