FIRENZE – Si è svolto il 14 gennaio 2026 all’Università di Firenze un tavolo di confronto dedicato all’economia sociale e all’impresa cooperativa, organizzato dal Coordinamento Scientifico Conor. L’iniziativa ha riunito docenti universitari, esperti del settore e rappresentanti delle cooperative, con l’obiettivo di delineare un approccio economico orientato al benessere della comunità, al di là dei meri indicatori di reddito. All’incontro erano presenti anche importanti rappresentanti dell’associazionismo e del terzo settore toscano
Francesco Mati consigliere di Presidenza di Confcooperative Toscana e di Confcooperative Toscana Nord (e per quest’ultima con la delega sull’Economia Sociale), intervenuto per Confcooperative, ha sottolineato il ruolo sociale e territoriale delle cooperative: “Fare impresa in forma cooperativa, in ogni settore, come indicato dall’articolo 45 della Costituzione, significa operare per la propria comunità e per il territorio, generando lavoro, erogando servizi e tutelando i luoghi in cui operiamo”. Mati ha poi aggiunto: “Siamo comunque imprese e tutti devono avere chiaro che l’equilibrio economico-finanziario non può andare in subordine ad altro. Le cooperative non perseguono la massimizzazione del reddito, ma hanno la responsabilità di essere affidabili e aziendalmente solide, spesso più di altre imprese tradizionali”.
Tra gli interventi più significativi quello di Luca Chiti, di Cap, che ha ricordato l’esperienza storica della sua cooperativa: “La nostra cooperativa esiste da ottant’anni e, sul territorio, siamo qualcosa di più di un’impresa. Questo radicamento ci ha permesso di superare uno dei momenti più difficili per la nostra organizzazione. Oggi siamo riposizionati su nuovi mercati, favorendo l’ingresso di nuovi soci, e continuando sostenere iniziative e manifestazioni organizzate nel nostro territorio pratese”. Chiti chiosa ribadendo “i nostri principi cooperativistici ci hanno quindi permesso di restare un elemento di riferimento per Prato e per la Toscana e al contempo ci ha dato slancio per un rilancio aziendale di cui i nostri soci sembrano soddisfatti”.
Lorenzo Giuntini, Presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi, ha evidenziato il valore sociale della cooperazione: “La cooperazione tout court ha una funzione sociale, elemento chiaro a chi decide di diventare imprenditore cooperatore. Oggi questa scelta rappresenta una concreta possibilità di creare lavoro in condizioni diverse rispetto alla mera massimizzazione dei profitti, valorizzando un risultato economico orientato alla soddisfazione dei soci e del territorio. Ne abbiamo più bisogno di quanto si possa pensare”.FIRENZE – Si è svolto il 14 gennaio 2026 all’Università di Firenze un tavolo di confronto dedicato all’economia sociale e all’impresa cooperativa, organizzato dal Coordinamento Scientifico Conor. L’iniziativa ha riunito docenti universitari, esperti del settore e rappresentanti delle cooperative, con l’obiettivo di delineare un approccio economico orientato al benessere della comunità, al di là dei meri indicatori di reddito. All’incontro erano presenti anche importanti rappresentanti dell’associazionismo e del terzo settore toscano
Francesco Mati consigliere di Presidenza di Confcooperative Toscana e di Confcooperative Toscana Nord (e per quest’ultima con la delega sull’Economia Sociale), intervenuto per Confcooperative, ha sottolineato il ruolo sociale e territoriale delle cooperative: “Fare impresa in forma cooperativa, in ogni settore, come indicato dall’articolo 45 della Costituzione, significa operare per la propria comunità e per il territorio, generando lavoro, erogando servizi e tutelando i luoghi in cui operiamo”. Mati ha poi aggiunto: “Siamo comunque imprese e tutti devono avere chiaro che l’equilibrio economico-finanziario non può andare in subordine ad altro. Le cooperative non perseguono la massimizzazione del reddito, ma hanno la responsabilità di essere affidabili e aziendalmente solide, spesso più di altre imprese tradizionali”.
Tra gli interventi più significativi quello di Luca Chiti, di Cap, che ha ricordato l’esperienza storica della sua cooperativa: “La nostra cooperativa esiste da ottant’anni e, sul territorio, siamo qualcosa di più di un’impresa. Questo radicamento ci ha permesso di superare uno dei momenti più difficili per la nostra organizzazione. Oggi siamo riposizionati su nuovi mercati, favorendo l’ingresso di nuovi soci, e continuando sostenere iniziative e manifestazioni organizzate nel nostro territorio pratese”. Chiti chiosa ribadendo “i nostri principi cooperativistici ci hanno quindi permesso di restare un elemento di riferimento per Prato e per la Toscana e al contempo ci ha dato slancio per un rilancio aziendale di cui i nostri soci sembrano soddisfatti”.
Alessandro Moretti, per la Federazione Toscana Banche di Credito Cooperativo, ha ricordato che “Il Credito Cooperativo opera statutariamente con una “doppia veste”: quella di banca radicata sul territorio, vicina alle comunità, e quella di cooperativa impegnata in una funzione sociale orientata al bene comune. Una identità che rende naturale la disponibilità della Federazione e delle 12 BCC associate, tutte appartenenti al Gruppo Iccrea, a collaborare a progettualità che uniscono dimensione economica e impatto sociale”.
Moretti ha sottolineato che dal Piano emerge con forza la parola “collaborazione”: tra soggetti dell’economia sociale, tra pubblico e privato, con l’Università e attraverso reti e piattaforme di scambio. “Un approccio che la Federazione intende sostenere concretamente”, ribadisce Moretti, “promuovendo iniziative quali la creazione di un osservatorio regionale, nuovi modelli di accesso al credito per gli ETS, iniziative di formazione, percorsi di social housing e partenariati a favore delle aree interne”.
Lorenzo Giuntini, Presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi, ha evidenziato il valore sociale della cooperazione: “La cooperazione tout court ha una funzione sociale, elemento chiaro a chi decide di diventare imprenditore cooperatore. Oggi questa scelta rappresenta una concreta possibilità di creare lavoro in condizioni diverse rispetto alla mera massimizzazione dei profitti, valorizzando un risultato economico orientato alla soddisfazione dei soci e del territorio. Ne abbiamo più bisogno di quanto si possa pensare”.