Mentre a livello nazionale si registra un calo dell’1,4% tra il 2019 e il 2024, nell’Isola crescono. Con 235 imprese femminili ogni mille attività, la Sardegna è sopra la media nazionale di 227. Alcune aree fanno ancora meglio: Sassari cresce dell’1,9%, Nuoro del 3,9%, raggiungendo 244 imprese femminili ogni mille, il valore più alto della regione.
«Per fare impresa femminile ci vuole coraggio», aveva detto nelle scorse settimane la presidente della Regione, Alessandra Todde, intervenendo a Nuoro a una iniziativa promossa dalla Confindustria Sardegna Centrale. «La Sardegna – aveva detto la presidente – sa reagire e che, quando alle donne si dà spazio, il territorio risponde. Dove aprono imprese femminili cresce la coesione, aumentano i servizi di prossimità e diminuisce la spinta allo spopolamento. I dati degli ultimi cinque anni ci dicono che in particolare trainano due settori: i servizi crescono del 12,6%, il turismo e l’accoglienza segnano un +8,5% e l’occupazione nelle imprese femminili sale del 6,9%, raggiungendo 89.093 addetti. Cala invece il commercio (-10,2%, dato che riguarda tutta Italia, non solo l’Isola), ma le imprenditrici sarde stanno aprendo nuovi mercati».
Il 2026 si presenta insomma con prospettive più tranquillizzanti. In Sardegna l’imprenditoria femminile appare solida e può contribuire in maniera significativa allo sviluppo economico dell’intera comunità regionale.
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