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Progetto Strong Sea, parla Gilberto Marras (Dir. Confcooperative Sardegna)

lunedì 4 aprile 2022

Il 13 Aprile si terrà l’evento di presentazione del progetto Strong Sea, approvato a Dicembre 2021 e finanziato nell’ambito del programma LIFE, settore prioritario Natura e Biodiversità, sui fondi stabiliti nella programmazione 2014-2020, e il cui obiettivo è proteggere e migliorare lo stato di conservazione degli habitat prioritari Posidonia oceanica e Coralligeno,  entrambi inclusi nella Direttiva  92/43/CEE (Direttiva Habitat) e nella rete dei siti Natura 2000. Il progetto, di cui ISPRA è coordinatore in partenariato con MCM (Consorzio Regionale Servizi) e le cooperative ECOGreen e Desacré, vede interessata l’area del Golfo dell’Asinara e la costa Nord Occidentale della Sardegna. Il cuore pulsante della progettualità mira a rimuovere gli  ALDFG (Abandoned, Lost or otherwise Discarded Fishing Gear) rinvenuti in hotsposts identificati nell’area di studio, e il cui grado di deterioramento e interazione con le componenti biologiche dell’habitat li rendano rimovibili senza arrecare ulteriori danni all’habitat. Oppure, in caso di impossibilità ad essere rimossi, inattivati così da ridurre al minimo la pesca fantasma ed evitando al contempo di stressare gli habitat stessi. Dopo aver sentito alcuni dei protagonisti, ascoltiamo ora le parole di Gilberto Marras, Direttore di Confcooperative Sardegna.

Direttore Marras, con il progetto Strong Sea la Sardegna diviene apripista per un modello integrato: salvaguardia e tutela habitat, rimozione attrezzi da pesca dispersi in mare, stimolo all’economia.

"Direi di sì, e siamo orgogliosi che la Sardegna con tutto il suo patrimonio di assoluto pregio ambientale possa sperimentare questo essere e agire da cooperazione. Da una parte in una logica partenariale pubblico/privato che è vincente e dall’altra in una logica di filiera che si va verticalizzando in maniera inclusiva anche per vie orizzontali, nell’ottica del coinvolgimento anche di aree territoriali diverse che potrebbero essere subfornitrici di materia recuperata in mare da destinare a trasformazione. Quindi partenariato pubblico/privato, coprogrammazione e coprogettazione delle specifiche azioni. Io ci tengo a sottolineare che sul tema della sostenibilità noi ci giochiamo una parte importante del nostro futuro. Con il disastro del Covid e l’inverno energetico determinato dal dramma della guerra in corso, ci siamo resi conto che la risorsa ambiente, che insieme alla cultura e alla tecnologia rappresentano le tre risorse su cui si impernia lo sviluppo delle comunità umane, è messa al centro non per essere adorata come totem ma valorizzata. Perché l’abbiamo ridotta male con lavorazioni e sfruttamento intensivo, oltre che ricerca a volte scomposta di risorse. La sostenibilità, quindi, è alla base di tutta una serie di processi economici e occupazionali, che sono centrali".

ISPRA coordinatore in partenariato con MCM (Consorzio Regionale Servizi) e le cooperative ECOGreen e Desacré: una formula vincente che rilancia ancora una volta il ruolo decisivo della cooperazione.

"Assolutamente sì. Prima lanciavo un’idea quasi geometrica basata su linee verticali e orizzontali, per cui la cooperazione è dimensione operativa che non si ferma a programmi e proclami, ma va al cuore delle questioni e le traduce in opportunità: di miglioramento dei flussi procedurali ed amministrativi, per esempio, e di educazione al rapporto pubblico/privato, in vista di un risultato. Mi si passi un’immagine, che ritengo però esemplificativa; spesso nell’azione della PA il procedimento amministrativo è il totem, a prescindere del risultato, il che ci ha portato alla buro-follia, come io la chiamo, da cui siamo circondati. Questo progetto ci dice, da ISPRA fino all’ultima delle cooperative coinvolte, che occorre finalizzare l’azione amministrativa cooperando. L’altro concetto che mi è molto caro è la cooperazione fra realtà molto diverse, che operano in attività e territori molto diversi, che però si ritrovano intorno ad un obiettivo; voglio citare il Consorzio MCM, che ha al suo interno la cooperativa San Martino, di produzione e lavoro, che si occupa di trasporti e di tutto ciò che è a monte e valle della manutenzione ordinaria e straordinaria di realtà industriali. E poi la cooperativa EcoGreen, che è sempre nel consorzio e che ha come focus la valorizzazione contesti ambientali, e la cooperativa Desacré, sociale di tipo B, che da molti anni si occupa di trasformare quelli che apparentemente sono visti come rifiuti in oggettistica di varia tipologia e natura a seconda della materia trasformata. Tutto realizzato con materiali di scarto che diventano pezzi pregiati, spesso a contenuto artistico. Questa è cooperazione. Mi si lasci poi dire che la cooperazione pubblico/privato e quella fra imprese della rete di Confcooperative sarà anche quella di allargare questa best practice ad altri territori; quando sarà avviato il progetto, il Presidente di Lavoro e Servizi Sardegna, della San Martino e di MCM, Fulgenzio Cocco, sarà impegnato ad allargare questa esperienza ad altri territori, perché di materia destinata a trasformazione ce ne sarà bisogno e lì si innescheranno la buona prassi e la sostenibilità nel tempo di questa azione progettuale".

L'economia del mare, la cosiddetta Blue Economy, è straordinariamente importante per la Sardegna: Confcooperative Sardegna lavora da sempre per rafforzare questo comparto.

"Blue Economy richiama il mare, che a sua volta ha come riferimento le filiere agroalimentari legate alla pesca. Confcooperative rappresenta circa i 3/4 del settore in Sardegna. Ciò che si può dire è che a monte e a valle delle filiere della pesca ci sono tante produzioni di beni e servizi; dal rimessaggio alla logistica dedicata, al trasporto ex ante ed ex post del pescato fino al tema della manutenzione, per cui il mare necessita cura anche in una visione di valorizzazione turistica. Blue Economy è una realtà nella quale a volte si è immersi senza esserne consapevoli. Ed  è uno dei capitoli della sostenibilità di cui parlavamo prima: un risultato ulteriore di questo progetto su cui come Confcooperative Sardegna e Confcooperative in generale insisteremo nei prossimi anni. Il tema della sostenibilità si accompagna, io credo, a quello della preparazione delle competenze manageriali per gestire Blue Economy, Green Economy e, allargando ancora, economia circolare. Pensando ad esempio ai risvolti delle politiche energetiche, per la  Blue Economy sarà decisivo riuscire a contemperare le esigenze della produzione da fonte eolica, per esempio, con pale realizzate in mare a 30/40 km dalle coste, con la valorizzazione dell’industria della pesca e del turismo. Per contemperare queste esigenze serve molto management per innescare innovazione in vista di un’economia sempre più sostenibile: anche a tal proposito Confcooperative c’è e ci sarà".

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